Si è svolta la prima riunione di partenariato di To Be Free – Health Inside the Walls, il nuovo progetto di World Friends finanziato dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo. È stato il primo passo di un percorso di 36 mesi dedicato a contrastare tubercolosi e HIV nelle carceri del Kenya e a promuovere i diritti e la dignità delle persone private della libertà.
Una sfida che non si ferma alle mura del carcere
In Kenya la popolazione carceraria ha raggiunto circa 210.000 persone, con un aumento del 23% in soli due anni. Sovraffollamento, scarsa ventilazione, alimentazione inadeguata e carenza di strumenti diagnostici rendono le carceri uno degli ambienti più esposti alla diffusione delle malattie infettive. Qui la tubercolosi è oltre dieci volte più diffusa che nel resto del Paese, e in alcuni istituti la presenza dell’HIV supera di tre volte la media nazionale.
A pesare non sono solo le condizioni materiali. Stigma, discriminazione e scarsa tutela della riservatezza scoraggiano molte persone dal sottoporsi al test. Le donne detenute, spesso madri che vivono in carcere con i figli piccoli, affrontano rischi ancora maggiori. Dopo il rilascio, poi, molti interrompono le cure perché mancano collegamenti con i servizi sanitari del territorio. Proteggere la salute di chi vive dentro le mura significa quindi proteggere anche le famiglie, il personale penitenziario e le comunità.
Sei istituti, quattro contee
Il progetto si svolgerà in sei istituti penitenziari maschili, femminili e minorili nelle contee di Nairobi, Kiambu, Kilifi e Mombasa: Kamiti Medium Security Prison, Kamiti Youth Correctional and Training Centre, Thika Prison (sezione femminile), Shimo La Tewa Annex, Kilifi Medium Prison e Malindi Medium Prison (sezione femminile). Coinvolgerà direttamente oltre 10.500 persone tra detenuti, detenute e personale penitenziario.
L’approccio unisce salute, diritti, supporto psicologico e reinserimento sociale. Sono previsti la riabilitazione di laboratori e centri sanitari, campagne di screening e la formazione del personale sanitario e di custodia. Centoventi persone detenute saranno formate come promotori di salute tra pari, e altre come assistenti legali. Nasceranno gruppi di sostegno e percorsi di formazione professionale, e chi esce dal carcere verrà accompagnato perché possa continuare le cure e ricostruire i legami con la famiglia e la comunità.
Un partenariato con competenze complementari
L’incontro ha permesso di costruire una visione comune degli obiettivi e di chiarire il ruolo di ciascun partner. World Friends, capofila del progetto, coordina l’intervento e guida la componente sanitaria. Mette a disposizione l’esperienza maturata in 25 anni di lavoro negli insediamenti informali di Nairobi. Il Dipartimento di Medicina Traslazionale dell’Università del Piemonte Orientale conduce la ricerca scientifica, che comprende la sperimentazione di metodi innovativi di diagnosi come il tampone orale per la tubercolosi. Fondazione Terraperta porta la sua esperienza nel sistema penitenziario keniano e guida le attività di supporto psicosociale, reinserimento e nutrizione. Kituo Cha Sheria, organizzazione keniana per i diritti umani, segue la tutela legale e i meccanismi di segnalazione di abusi e violenze.
Fondamentale è anche la collaborazione con le istituzioni keniane, in particolare il Dipartimento di Stato per i Servizi Correttivi e il Servizio Penitenziario Keniano. Il loro coinvolgimento fin dalla fase di progettazione permetterà di integrare i risultati nel sistema penitenziario e sanitario nazionale.
I prossimi passi
Durante la riunione i partner hanno definito le priorità dei primi mesi. Tra queste ci sono l’avvio degli studi preliminari su conoscenze, pratiche e barriere nell’accesso alle cure, la costituzione di due équipe multidisciplinari, una per Nairobi e Kiambu e una per la costa, e la firma degli accordi con il Servizio Penitenziario Keniano per l’accesso agli istituti. È stato inoltre istituito un comitato di pilotaggio, con un rappresentante di ogni partner e del Servizio Penitenziario Keniano, che si riunirà ogni sei mesi per orientare le scelte strategiche e monitorare l’andamento del progetto.
Con To Be Free vogliamo dimostrare che la salute è un diritto di tutte e tutti, senza eccezioni.
