“Oltre l’emergenza”: a Torino il confronto sul diritto alla salute delle persone più vulnerabili

Si è svolto martedì 23 giugno 2026, presso il Polo culturale Lombroso16 – Sala Molinari di Torino, il convegno “Oltre l’emergenza. Prospettive territoriali tra vulnerabilità e diritto alla salute”, promosso da World Friends. L’evento ha chiuso il progetto Ambulatori Art.32: La figura del Case Manager per la cura dei più fragili, sostenuto dalla Compagnia di San Paolo, con cui World Friends ha rafforzato negli ultimi mesi l’accesso ai servizi sanitari per le persone in condizioni di maggiore vulnerabilità a Torino — città dove si stima che oltre 80.000 persone vivano in povertà assoluta e più di 4.000 siano senza dimora.

La mattinata ha riunito operatori del Terzo Settore, professionisti sanitari ed esperti legali attorno a una domanda condivisa: come possono sanità, Terzo Settore e istituzioni collaborare per garantire concretamente il diritto alla salute alle fasce più fragili della popolazione?

Torino, terza città in Italia per persone senza dimora

Ad aprire i lavori è stata Cristina Avonto, consigliera nazionale fio.PSD e presidente di Progetto Tenda, con i primi dati del censimento nazionale Tutti Contano, una delle principali iniziative di monitoraggio sulla grave emarginazione adulta in Italia. Il quadro che emerge conferma la gravità del fenomeno: Torino si posiziona al terzo posto in Italia per numero di persone che vivono per strada, con 1.036 individui censiti su un totale di oltre 10.000 rilevati nei 14 comuni coinvolti nell’analisi.

Sul fronte dell’accoglienza, la città risulta invece settima per capacità di posti letto rispetto al reale fabbisogno, con una copertura del 74%, superiore alla media nazionale del 66,5%. Le persone di origine straniera continuano a rappresentare la quota più consistente di questa popolazione, circa due terzi a livello nazionale e fino al 78% nel capoluogo piemontese. Avonto ha sottolineato come questi numeri siano comunque da considerarsi sottostimati, a causa della natura stessa del fenomeno: aree grigie difficili da rilevare, spazi inaccessibili, allontanamenti improvvisi e variazioni stagionali rendono complesso un censimento davvero esaustivo.

Le barriere burocratiche all’accesso alle cure

È intervenuta poi l’avvocata Natalie Ghirardi (ASGI – Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione), che ha approfondito il tema del diritto alla salute delle persone vulnerabili presentando il progetto SaniTO’, nato per garantire la corretta applicazione della normativa vigente in materia di diritto alla salute per la popolazione straniera in Piemonte, regolare e irregolare, comunitaria e non comunitaria. Il progetto punta a produrre raccomandazioni rivolte sia ai soggetti coinvolti sia agli enti competenti, per ridurre le barriere burocratiche che ostacolano l’accesso alle cure e l’iscrizione al Servizio Sanitario Nazionale, oltre che a costruire una rete permanente come comunità di pratica per affrontare i casi più complessi.

Tra i principali ostacoli individuati: percorsi amministrativi eccessivamente articolati, sistemi informatici frammentati e poco comunicanti tra loro, un Servizio Sanitario Nazionale sotto pressione crescente, una normativa in continua evoluzione che richiede formazione costante e una marcata disomogeneità di prassi tra i diversi territori. Da ottobre 2026, il progetto punta a definire delle linee guida applicative valide per l’intera Regione Piemonte.

Il pronto soccorso come ultimo presidio

Una prospettiva clinica è arrivata da Fabio De Iaco, direttore della Struttura Complessa di Medicina d’Emergenza Urgenza dell’Ospedale Maria Vittoria della ASL Città di Torino, che ha portato l’esperienza maturata in uno dei principali pronto soccorso cittadini, affrontando il nodo della vulnerabilità nell’emergenza ospedaliera. De Iaco ha raccontato come il pronto soccorso rappresenti spesso l’unico punto di contatto tra le persone senza dimora e il sistema sanitario — al punto da poterlo definire, nelle sue parole, un vero e proprio “servizio a bassa soglia pubblico”. Una natura emergenziale, però, che mal si concilia con i bisogni strutturati delle persone più fragili: una volta dimesse, spesso manca qualunque continuità assistenziale, e molte strutture esterne esitano ad accoglierle per timore delle complessità burocratiche che ne potrebbero derivare.

I numeri del progetto Ambulatori Art.32

Mattia Viano, referente dell’équipe Case Manager di World Friends, ha presentato i risultati del progetto Ambulatori Art.32: il modello sperimentato per accompagnare le persone più fragili nei percorsi di cura e di accesso al SSN. I numeri raccontano un impegno concreto: oltre 200 persone assistite agli sportelli di salute, più di 700 visite effettuate, 87 persone seguite negli accompagnamenti — di cui 32 in percorsi a lungo termine — per un totale di 318 accompagnamenti e oltre 600 ore di orientamento e supporto.

I dati mostrano come la maggior parte degli interventi riguardi problematiche multifattoriali (37%), seguite da criticità legali (30%) e necessità sanitarie (17%), queste ultime spesso condizionate dalle prime due: senza risolvere prima le questioni legali e amministrative, l’accesso alle cure resta spesso bloccato.

Tra le opportunità di questo modello, una maggiore linearità dei percorsi di presa i   n carico e una più concreta capacità di sciogliere i casi più complessi, grazie a sinergie territoriali rafforzate. Non mancano però le criticità: i limiti temporali del progetto rischiano di lasciare percorsi incompiuti, con il rischio di perdita di fiducia da parte degli utenti e conseguente aumento del drop-out; il modello richiede inoltre di seguire un numero inferiore di casi contemporaneamente, e alcuni servizi — come il pronto soccorso, per sua natura non programmabile — non dispongono delle risorse economiche per garantire una copertura H24.

La tavola rotonda: la rete come buona pratica

A chiudere la mattinata, una tavola rotonda ha riunito alcune delle realtà più attive a Torino nel campo dell’inclusione sociale e sanitaria: Giulio Fornero (Camminare Insieme OdV), Silvia Giannone (Fondazione Gruppo Abele ETS), Paolo Narcisi (Rainbow for Africa), Manlio Nochi (Croce Rossa Italiana – Ufficio Accoglienza e Migranti) e lo stesso Fabio De Iaco. A moderare il confronto, Paolo Leoncini, responsabile sanitario e vicepresidente di World Friends.

Il dialogo tra le diverse realtà presenti ha messo a fuoco un punto condiviso da tutti i relatori: la principale leva per aumentare l’efficacia degli interventi è una rete strutturata. Laddove i diversi servizi ed enti che lavorano sullo stesso target riescono a costruire processi e protocolli condivisi — sia all’interno del Terzo Settore, sia nel dialogo tra non profit e istituzioni — gli interventi risultano più efficaci anche nel lungo periodo.


World Friends è impegnata da anni a Torino con progetti di educazione sanitaria e sportelli di orientamento rivolti alle persone più vulnerabili, in collaborazione con altre realtà del territorio. Per maggiori informazioni sull’evento, consulta il comunicato ufficiale.

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