Oltre il Silenzio: la storia di Gian Mburu e il diritto di essere ascoltati

A tre anni Gian non aveva ancora sviluppato il linguaggio. Non parlava, non rispondeva, e per sua madre ogni giorno era una domanda senza risposta: cosa passa nella testa di mio figlio, e come posso aiutarlo a raggiungermi? Oggi Gian cammina da solo, torna a casa in autonomia, gioca con gli altri bambini con la pasta modellabile in una stanza colorata — e soprattutto, comunica. La sua storia, raccontata in un video da lei stessa e dal logopedista che lo segue, è una delle tante rese possibili dal progetto Oltre il Silenzio di World Friends in Kenya.

Un bambino, una diagnosi tardiva, un paese dove i servizi mancano

In Kenya il 2,2% della popolazione convive con una disabilità, una condizione più diffusa nelle aree rurali e tra i più giovani, aggravata da malnutrizione e accesso limitato alle cure. Le disabilità neurologiche — come l’epilessia — restano tra le più trascurate: solo il 15% delle persone che ne soffrono riceve un trattamento adeguato. Anche per l’ipoacusia e i disturbi del linguaggio, come quello che ha riguardato Gian, i servizi specialistici sono scarsi e spesso troppo costosi per le famiglie degli slum di Nairobi.

È in questo contesto che nasce “Beyond the Silence” – Oltre il Silenzio, il progetto triennale (2024-2027) che World Friends porta avanti nelle Contee di Nairobi e Kilifi, finanziato dalla Foundation Assistance Internationale (FAI), con l’obiettivo di raggiungere direttamente circa 42.000 persone e generare un impatto indiretto su oltre 110.000 individui.

La logopedia come chiave per riaprire il mondo

Nel video, il logopedista della Kids Speak Therapy Clinic — uno dei centri coinvolti nel progetto — spiega con parole semplici perché “Beyond the Silence” è nato proprio per rompere il silenzio di tanti bambini come Gian: bambini che hanno un linguaggio dentro di sé, ma nessuno strumento — né terapeutico né sociale — per farlo emergere.

La mamma di Gian racconta il percorso con la concretezza di chi lo ha vissuto giorno per giorno: i primi progressi, la fiducia crescente, l’autonomia riconquistata un passo alla volta. E parla anche del “dopo”: il bisogno di controlli regolari, magari ogni tre mesi, semplicemente per monitorare i progressi del figlio — un follow-up che, in un sistema sanitario fragile come quello di molte aree del Kenya, non è mai scontato.

Un progetto su tre fronti

Oltre il Silenzio non si esaurisce nella singola seduta di terapia. Agisce contemporaneamente su tre livelli:

  • Formazione: corsi per medici, infermieri, fisioterapisti e terapisti occupazionali del Ruaraka Uhai Neema Hospital, focalizzati su identificazione precoce delle epilessie, terapia del linguaggio e test audiometrici. A luglio 2026, ad esempio, 18 operatori sanitari della sotto-contea di Ruaraka hanno completato un percorso in audiologia e neurologia condotto da specialisti italiani (Dr.ssa Maria Paola Canevini, Dr. Giovanni Felisati, Dr.ssa Silvia Rotondo, in rappresentanza di San Valentino OdV e Sentire e Crescere OdV): un risultato concreto e immediato, con 25 pazienti già indirizzati a cure specialistiche.
  • Infrastrutture sanitarie: il potenziamento del poliambulatorio specialistico del Ruaraka Uhai Neema Hospital e l’introduzione di unità mobili di salute per screening e diagnosi nelle aree remote, per garantire continuità di cura sia a Nairobi sia nelle zone rurali di Kilifi.
  • Empowerment sociale ed economico: supporto psicosociale, gruppi di sostegno e percorsi di formazione professionale per le persone con disabilità e le loro famiglie, insieme a campagne di sensibilizzazione nelle scuole e nelle comunità. A Ganze, nella Contea di Kilifi, un recente incontro con i caregiver ha unito fisioterapia, terapia occupazionale e formazione pratica per la cura quotidiana dei familiari con disabilità, ribadendo un principio semplice: i diritti delle persone con disabilità sono diritti umani, oggi ulteriormente tutelati in Kenya dal nuovo Disability Act 2025.

Perché la storia di Gian Mburu conta

Dietro ai numeri del progetto — 42.000 persone raggiunte, 110.000 di impatto indiretto, 18 operatori formati, 25 pazienti indirizzati a cure specialistiche — ci sono storie singole come quella di Gian. È lì che si misura davvero l’efficacia di un intervento sanitario: non solo nelle statistiche, ma nella possibilità concreta per un bambino di parlare, farsi capire, e tornare a casa da solo con le proprie gambe.

Continuare a investire in formazione, infrastrutture e comunità significa continuare a moltiplicare queste storie — e a rompere, una alla volta, le tante forme di silenzio che ancora oggi separano chi ha bisogno di cure da chi potrebbe fornirle.

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