Sabato 4 ottobre, a Nairobi, settanta italiane e italiani residenti in Kenya si sono ritrovati per dare vita a un gruppo di solidarietà con il popolo palestinese, che oggi conta già 128 partecipanti, e per unirsi alle mobilitazioni che in questi giorni attraversano l’Italia. In Italia, milioni di persone manifestano e scioperano per chiedere al governo di agire per fermare il genocidio in corso e di proteggere le persone che si espongono e manifestano per la giustizia e la pace (come la Relatrice Speciale ONU Francesca Albanese, i membri della Global Sumud Flotilla, i manifestanti, gli scioperanti, i portuali e tutte le persone che resistono in nome della dignità umana). Come molte persone nostre concittadine, noi non vogliamo più restare in silenzio. Crediamo che la società civile esista e resista in mille forme diverse, anche fuori dai confini nazionali. La mobilitazione proseguirà, coordinandoci con le italiane e italiani all’estero da altri paesi e unendoci alle piazze italiane e ai movimenti per la giustizia in Palestina, perché da ogni parte del mondo chiediamo a gran voce le stesse cose:
- fare tutto il possibile per fermare immediatamente il genocidio del popolo palestinese e
ogni complicità (anche commerciale) con le politiche di occupazione e apartheid; - garantire protezione e sostegno Francesca Albanese, Relatrice Speciale delle Nazioni
Unite; - interrompere le politiche di riarmo del governo italiano, dell’Unione Europea e della
NATO, promuovendo una cultura di pace, cooperazione e convivenza; - spingere le istituzioni italiane, europee e internazionali ad abbandonare la logica militare
e convocare una conferenza di pace sotto l’egida dell’ONU; - costruire un’alternativa all’economia di guerra, investendo in lavoro dignitoso, sanità,
istruzione e giustizia sociale.


